L'Editoriale

EDITORIALE - Matera, dopo cinque mesi è tutto qui? Adesso è davvero troppo

Roberto Chito
18.07.2019 00:05

Forza Matera, FOTO: TUTTOMATERA.COM

Per una volta tolgo la cravatta da giornalista e mi metto la sciarpa da tifoso, lasciandomi andare a riflessioni che questa sera sono nelle menti di diversi tifosi biancoazzurri. Molti non prenderanno sonno, altri invece ci dormiranno su perché ne hanno viste davvero tante. Tutti, però, hanno una domanda comune: come mai, con cinque mesi a disposizione ci si è ridotti all’ultimo giorno? Perché ormai il tempo è tiranno e se non è stato fatto qualcosa di buono fino ad adesso, difficilmente qualcosa potrà accadere nel breve periodo.

Speriamo di essere smentiti dai fatti. Ne saremmo ben felici. Purtroppo, oggi bisogna guardare in faccia la realtà. Perché dovevamo stare in vacanza, a guardare come prendeva forma il nuovo Matera, avendo già dimenticato le vicissitudini di febbraio. E invece, questo sembra essere un incubo senza fine. Perché in questo momento dobbiamo trovare il cosiddetto salvatore della patria, con la speranza che possa prendere la barca e portarla a termine. Un film già visto, al quale questa città è ormai abituata. Cinque mesi, tanto, troppo tempo. Quel tempo che doveva essere il miglior alleato per poter fare le cose per bene e trovare una società solida, in grado di far ritornare la passione ai tifosi. Il problema, è che oggi questa passione sta venendo sempre più meno. Siamo al 18 luglio e invece di partire di come il nuovo Matera prende forma, ancora ci si domanda chi sarà a far tornare a rotolare il pallone al XXI Settembre-Franco Salerno.

Perché dopo aver perso la Serie C, si rischia di perdere anche la più bella Serie D degli ultimi 60 anni. Un campionato che non avrebbe nulla da invidiare alla terza serie e che sicuramente attrarrebbe molti tifosi. Un campionato che dovrebbe segnare la ripartenza dopo mesi di buio, dopo aver visto spegnersi i riflettori del XXI Settembre-Franco Salerno in una maniera assurda. Di questo avremmo dovuto parlare, facendo scattare il conto alla rovescia in vista della prima partita. Invece no. Stiamo a parlare di una società che deve ancora formarsi. Stiamo a parlare di imprenditori che hanno manifestato l’intenzione a fare calcio ma che vogliono un contributo sul fondo perduto di 300 mila euro, non sapendo che nel calcio i soldi da investire solo molto di più e che fra sponsor, abbonamenti e campagne di marketing, questi 300 mila euro ritornano.

Stiamo a parlare di un Comune che forse tardivamente si è attivato, quando le prime mosse dovevano essere fatte durante la manifestazione d’interesse. Parliamo di una Città che vive l’evento di capitale europea della cultura non sapendo che fra sei mesi i riflettori si spegneranno e resteranno solamente i ricordi. Parliamo di delle domeniche pomeriggio a rischio, non passandole sui gradoni di quelli stadio in cui qualcuno ci è cresciuto e che in questi cinque mesi si è sentito senza un qualcosa di caro. Parliamo di una notte che molti passeranno in bianco, sentendosi traditi per la seconda volta consecutiva.

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