L'Editoriale

EDITORIALE - Siamo a Matera, dove accadono cose imprevedibili: da febbraio a luglio, cos’è cambiato?

Roberto Chito
07.07.2019 00:00

Lo striscione dei tifosi materani, FOTO: SANDRO VEGLIA

E siamo ancora qua. Al 7 di luglio, siamo ancora a parlare di tutte quelle cose delle quali abbiamo cominciato a parlare da metà febbraio: il futuro. Sì, perché chi pensa che a Matera le cose si fanno in maniera veloce e tempestiva, deve ricredersi. Qui no, non vanno così le cose. Perché non siamo a Bari, Foggia, Cesena, Palermo, Modena. No, siamo a Matera. E tutto va a rilento. O meglio, va molto a rilento. Ah no, va troppo a rilento. Questo sì, è il termine giusto.

Perché se al 7 di luglio non sappiamo ancora se il nuovo Matera nascerà, vuol dire che sotto c’è un problema davvero serio. A cominciare dal senso di appartenenza. In poche occasioni, i cittadini materani dimostrano la passione per tutta la propria città. Oltre la Festa della Bruna, ci sono i grandi eventi calcistici. Perché la squadra di calcio è di tutti solamente quando si gioca una finale, oppure la partita decisiva di un campionato. Invece, quando c’è da soffrire e lottare, meglio restare sul divano a guardare la Serie A. Proprio per questo siamo a Matera. Perché, andando sessanta chilometri più in là, a Bari notiamo un mondo del tutto diverso. A cominciare dalla mentalità e dalla squadra di calcio che per ognuno rappresenta un qualcosa di sacro. Non che a Matera non ci siano queste persone. Però, parliamo di una mentalità diversa.

Anche da parte dell’amministrazione comunale. Possibile che nell’anno di Matera Capitale Europa della Cultura, nessuno, e dico nessun imprenditore abbia voglia di aprire in Città un’attività economica dal nome calcio? Possibile che tutti i soggetti che sono arrivati in Città in questi mesi non sono stati coinvolti? Probabilmente, anche questo aspetto, in un’altra Città sarebbe stato sfruttato al meglio. Ma siamo a Matera. Qui, le cose funzionano in maniera diversa. Di tutti gli imprenditori interessati, alla fine, l’unico che ancora oggi è pronto a far calcio è Nicola Benedetto. Può piacere o meno la persona, si possono avere idee diverse a cominciare dalla politica, ma è l’unico, anche se non appassionato di calcio che ha intenzione di entrare in questo mondo.

Però, ha chiesto un aiuto alla Città per una parte del fondo perduto da versare alla Figc. Perché 300 mila euro bloccati in Via Allegri, sono sicuramente un fardello. Una soluzione, però, era stata trovata con il sindaco De Ruggieri che si era assunto l’impegno di coprire una parte dei 300 mila euro, raggiungendo un accordo con lo stesso Benedetto. Peccato, che poi, l’assessore allo sport Giuseppe Tragni che ha sempre detto di voler far di tutto per far ritornare il calcio a Matera, nel momento in cui si è trovata la soluzione, ha deciso di ritrattare. E pensare che l’unico colore che doveva essere visto era il biancoazzurro, non quello politico. Ma siamo a Matera. Siamo, soprattutto al 7 di luglio e la situazione è ancora di stallo.

Dovevamo stare sotto l’ombrellone a fantasticare sulla possibile squadra da costruire, e pensare al Girone H di Serie D che comunque non ha molto da invidiare alla Serie C che è stata appena abbandonata. Invece no, sotto l’ombrellone ci si va con il dubbio: ma il calcio tornerà mai a Matera? Perché questa Città non può ripartire dai campionati regionali nell’anno in cui la Città è sul palcoscenico d’Europa: non sarebbe una figuraccia? Ma siamo a Matera. E tutto può succedere. Anche la cosa meno prevedibile.

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